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Proroga contratto di affidamento di servizi nel settore cultura tra Roma Capitale e Zètema Progetto Cultura S.r.l. per il periodo 1° marzo 2016 – 31 dicembre 2016

2deliberazione del Commissario Straordinario con i poteri della Giunta Capitolina n. 19 del 29 febbraio 2016

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Interrogazioni a risposta immediata in Commissione Lavoro della Camera dei Deputati depositata il 20/01/2016

Al Ministro per la semplificazione amministrativa e la pubblica amministrazione

Per sapere,

premesso che:

– il decreto legge n. 101 del 2013, convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2013, n.125, introduce una serie di disposizioni innovative in relazione all’immissione in servizio di idonei e vincitori dì concorsi, e di limitazioni a proroghe di contratti e all’uso del lavoro flessibile nel pubblico impiego;

– in particolare, l’articolo 4 della citata norma, al comma 1 dispone modifiche all’articolo 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001, restringendo ulteriormente le ipotesi per le quali è possibile fare ricorso a contratti a tempo determinato, che pertanto potranno essere stipulati solo “per rispondere ad esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale”;

– il comma 2 del medesimo articolo dispone che “per prevenire fenomeni di precariato, le amministrazioni pubbliche, nel rispetto delle disposizioni del presente articolo, sottoscrivono contratti a tempo determinato con i vincitori e gli idonei delle proprie graduatorie vigenti per concorsi pubblici a tempo indeterminato”;

– il comma 3 stabilisce che fino al 31 dicembre 2016, per le amministrazioni pubbliche che vogliano avviare procedure concorsuali per l’assunzione di personale, l’autorizzazione sia subordinata:

  1. a) alla verifica della avvenuta immissione in servizio presso l’amministrazione di tutti i vincitori di concorso collocati in graduatorie vigenti per assunzioni a tempo indeterminato per qualsiasi qualifica, salvo comprovate necessità organizzative, non temporanee ed adeguatamente motivate;
  2. b) alla assenza di idonei collocati in graduatorie vigenti dal 1° gennaio 2007, relative alle professionalità necessarie anche secondo un criterio di equivalenza;

– il comma 3 ter, prevede, altresì, l’applicazione dell’articolo 3, comma 61, terzo periodo, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria 2004) ossia la possibilità di effettuare assunzioni, anche utilizzando le graduatorie di pubblici concorsi approvate da altre amministrazioni, previo accordo tra le amministrazioni interessate, ferma restando la salvaguardia della posizione occupata nella graduatoria dai vincitori e dagli idonei per le assunzioni a tempo indeterminato;

considerato che:

– la ratio del provvedimento risponde ad esigenze sociali e di equità, ed esonera l’amministrazione dalle spese, dai costi e dai tempi di attesa connessi ad un nuovo concorso, secondo il principio costituzionale di buon andamento;

– il “recente” intervento normativo ha configurato un vero e proprio diritto all’immissione in servizio, in capo non solo ai vincitori collocati nelle graduatorie, ma anche agli idonei inseriti nelle graduatorie vigenti ed approvate a partire dal 1° gennaio 2007, e subordina espressamente l’autorizzazione all’avvio di nuove procedure concorsuali all’avvenuta immissione in servizio di tutti i vincitori collocati nelle graduatorie e degli idonei presenti nelle graduatorie vigenti al 1° gennaio 2007;

– a ciò si aggiunge che anche la giurisprudenza di merito ha assunto un orientamento analogo al Consiglio di Stato, secondo il quale, a fronte di una graduatoria valida ed efficace, la pubblica amministrazione non può non considerare la sussistenza di soggetti qualificabili come idonei, quanto meno, in assenza di valide ragioni giustificatrici; in questo senso si pongono le pronunce: TAR Sardegna 19 ottobre 1999, n. 1228; TAR Lazio 30 gennaio 2003, n. 536; TAR Lombardia 15 settembre 2008, n. 4073; TAR Lazio 15 settembre 2009, n. 8743; TAR Sardegna 20 giugno 2013, n. 00478 e n. 00481;

– il legislatore ha pertanto inteso volgere “un atto di giustizia e un segnale di rispetto per quei tanti italiani, la maggior parte dei quali giovani, che da anni attendono una collocazione nella P.A. dopo aver sostenuto e superato un regolare concorso” (così l’ex Ministro D’Alia – guida al decreto-legge 101 del 2013, in www.funzionepubblica.gov.it);

– gli esiti e i dati del monitoraggio condotto dal Dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri sulla base delle previsioni dell’articolo 4, comma 5, del decreto-legge n. 101 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125 del 2013, rappresentano una situazione allarmante circa il numero dei vincitori di concorso pubblico in attesa di assunzione sull’intero territorio nazionale tra enti locali e amministrazioni dello Stato. Nello specifico i “vincitori da assumere” alla data del 16 gennaio 2016 sono 4.140 mentre gli “idonei all’eventuale assunzione” sono 147.351;

– le linee programmatiche dichiarate in più occasioni dal Governo e dal Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione andrebbero nella direzione: 1) di promuovere un “ricambio generazionale” nell’ambito delle dotazioni organiche della pubblica amministrazione anche attraverso riformulazioni del turnover e delle sue precedenti limitazioni e 2) di prevenire fenomeni di precariato nelle pubbliche amministrazioni con il continuo ricorso a forme di lavoro flessibile, tant’è che l’articolo 3 e seguenti del decreto-legge n. 90 del 2014, recante “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari”, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 114 del 2014 nonchè l’articolo 2, comma 4, del decreto legislativo n. 81 del 2015, inserivano nella vigente normativa – l’uno -, modifiche al turnover per l’accesso alla pubblica amministrazione innalzandone l’aliquota e l’altro, il divieto anche per le pubbliche amministrazioni a partire dal 1° gennaio 2017 di stipulare contratti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro (cosiddette co.co.co.);

– sempre nell’ottica di favorire l’accelerazione del turn over e l’accesso nella pubblica amministrazione, anche la legge delega 7 agosto 2015, n. 124 in materia di riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni, all’articolo 17, comma 1, lettera c) ha previsto che «per le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e aventi graduatorie in vigore alla data di approvazione dello schema di decreto legislativo di cui al presente comma, in attuazione dell’articolo 1, commi 424 e 425, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, nel rispetto dei limiti di finanza pubblica, l’introduzione di norme transitorie finalizzate esclusivamente all’assunzione dei vincitori di concorsi pubblici, le cui graduatorie siano state approvate e pubblicate entro la data di entrata in vigore della presente legge»;

– infatti il “Rapporto 2015 sul coordinamento della finanza pubblica” della Corte dei conti (paragrafo “La faticosa e lenta elaborazione di politiche di personale post crisi”) rivela: “Esaurita la fase più severa della crisi economica – al cui superamento hanno in parte contribuito anche le misure di contenimento della spesa per il personale pubblico – occorre, ad avviso della Corte, riprendere il percorso di definizione di una ordinaria politica di personale in grado di intervenire sulla debolezze e sulle criticità di sistema, in parte acuite da un approccio fortemente condizionato dalle esigenze di rispettare i vincoli di bilancio”;

– la Corte spiega che: “Il dimensionamento del personale va affrontato, a regime, superando l’approccio in termini di tagli lineari, attraverso una attenta valutazione dell’effettivo fabbisogno di attività amministrativa al centro e soprattutto sul territorio e la conseguente necessità di disporre di professionalità specifiche anche in relazione alla auspicata ripresa di investimenti in nuove tecnologie”;

– la magistratura contabile specifica infine che: “Si tratta di considerazioni condivise dal Rapporto finale dell’allora Commissario per la revisione della spesa che, in un apposito paragrafo, sottolinea come le misure di contenimento della spesa (reso noto nel marzo 2014) di personale sinora adottate – riduzione del numero degli addetti e congelamento dei trattamenti economici – benché indubbiamente efficaci, non possono essere reiterate in condizioni normali e, conseguentemente, segnala l’urgenza di definire un strategia post crisi”;

– inoltre nel citato Rapporto 2014 sul coordinamento della finanza pubblica la Corte evidenziava, in relazione ai vincoli assunzionali ed al prolungamento dell’età lavorativa, il progressivo invecchiamento dei dipendenti pubblici, che registrano – come sottolineato dalla Ragioneria Generale dello Stato – IGOP nella nota introduttiva al Conto annuale 2013 – un’età media ormai prossima a 50 anni;

– come si apprende da notizie di stampa (Il messaggero del 16 gennaio 2016) – che riporta dati diffusi dalla Ragioneria dello Stato- non considerando il personale impiegato con contratti flessibili, rispetto al 2007 il totale degli occupati nella Pubblica amministrazione si è ridotto del 5,1 per cento;

– ciò nonostante, i più recenti provvedimenti normativi segnano una triste “inversione di direzione” e appaiono in contrasto con i precedenti interventi: da una parte, con la legge di Stabilità per il 2016 (legge n. 208 del 2015) si prevede ai commi 227 e seguenti un drastico aumento delle limitazioni al turnover (ora al 25 per cento) e dall’altra, il decreto legge n. 210 del 2015 (cosiddetto “milleproroghe”) non prevede nessuna proroga della vigenza delle graduatorie di concorso, attualmente in scadenza il 31 dicembre 2016;

– dunque, per effetto di tali provvedimenti, l’età media dei dipendenti pubblici rischia di crescere ancora a causa del predetto blocco (di fatto) del turnover ma anche per la stretta sull’accesso alla pensione: nella pubblica amministrazione italiana gli ultra sessantenni (oltre 372.000) sono molti di più di coloro che hanno meno di 35 anni (circa 260.000) e questo non può che avere ripercussioni sull’attività soprattutto in alcuni settori;

– ma non solo: sempre la legge di Stabilità 2016 – ai commi 236 e 466 – ha previsto limiti all’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche nonché uno stanziamento di appena 300 milioni annui (di cui 74 milioni per Forze armate e Polizia e 7 milioni per personale di diritto pubblico) per i rinnovi contrattuali (pari a circa 5 euro al mese) il cui blocco dal 2010 è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n. 178 del 2015 della Corte costituzionale anziché valorizzare i dipendenti dell’amministrazione appaiono improntati a logiche punitive. In tale contesto non stupisce l’annuncio dell’avvio di una class action dei lavoratori del pubblico impiego per ottenere il risarcimento per il blocco illegittimo degli stipendi e il recupero della perdita patrimoniale subita (www.perugiatoday del 6 gennaio 2016);

– ora il Governo annuncia anche un regime più rigoroso sui licenziamenti nel pubblico impiego a seguito dei recenti fatti di cronaca (Il Messaggero del 16 gennaio 2016);

– nell’amministrazione italiana quindi non solo il lavoro è sempre meno “sicuro” ma è divenuto più impegnativo dato che diminuisce il numero delle persone e dà meno soddisfazioni sotto il profilo economico con retribuzioni ferme e tornate ai livelli del 2009;

considerati altresì:

– la centralità del tema dell’accesso e del ricambio generazionale nella pubblica amministrazione con il doveroso rispetto del dettato costituzionale che all’art. 97 che prevede l’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni in maniera esclusiva attraverso procedure concorsuali;

– l’insostenibile situazione di attesa, anche di diversi anni, per decine di migliaia di vincitori di concorsi pubblici che non vedono riconosciuto un diritto soggettivo all’assunzione dopo aver espletato e vinto un concorso pubblico bandito da amministrazioni statali e/o enti locali;

– alcune specifiche e peculiari situazioni di particolare gravità ed emergenza, come quella in cui versa, a titolo di esempio, il Comune di Roma, per il quale si paventa un blocco totale del turnover per ripianare il debito dell’amministrazione capitolina, nonostante la presenza di centinaia di vincitori di concorso pubblico il cui diritto all’assunzione verrebbe irrimediabilmente frustrato;

– è necessario, ad avviso degli interroganti, che si dia luogo ad un ricambio generazionale vero all’interno delle pubbliche amministrazioni tale da “immettere” nelle amministrazioni nuovo personale professionalmente preparato, selezionato e motivato;

– l’assunzione dei «vincitori di concorso» e lo scorrimento delle graduatorie con l’assunzione degli “idonei all’assunzione” in esse presenti così come previsto dalla suddetta legge delega e dal decreto legge n. 101 del 2013 produrrebbero, in conformità del principio di economicità ed efficienza della Pubblica amministrazione, un autentico risparmio, derivante da un lato dalla possibilità di assumere immediatamente personale qualificato, preparato e già selezionato, dall’altro lato, evitando di indire nuove e onerose procedure concorsuali;

si chiede di sapere:

– quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per rafforzare e accelerare il ricambio generazionale nella pubblica amministrazione anche in attuazione del principio contenuto nella legge delega n. 124 del 2015 e delle norme contenute nel decreto legge n. 101 del 2013, convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125 finalizzati alla celere assunzione dei vincitori dei concorsi pubblici nonché degli idonei all’assunzione tramite il meccanismo dello scorrimento delle graduatorie anche prorogando l’efficacia delle graduatorie vigenti ovvero incentivando gli accordi tra le amministrazioni interessate circa la possibilità di utilizzare, prima di indire nuovi concorsi, le graduatorie relative ai concorsi approvate da altre amministrazioni, per profili analoghi o equivalenti, ai sensi dell’articolo 3, comma 61, terzo periodo, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 e dell’articolo 4, comma 3-ter, del decreto legge n. 101 del 2013.

Ciprini, Tripiedi, Lombardi, Chimienti, Cominardi, Dall’Osso

Link interrogazioni a risposta immediata in Commissione Lavoro della Camera dei Deputati depositata il 20/01/2016

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2016/01/20/leg.17.bol0576.data20160120.com11.pdf

 

 

 

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2016/01/20/leg.17.bol0576.data20160120.com11.pdf

Proposte emendative al al D.L. 25 novembre 2015, n. 185 a favore del blocco delle assunzioni nelle PP.AA.

Proposte emendative in V Commissione della Camera dei deputati in sede referente pubblicate nel Bollettino delle Giunte e Commissioni del 12/01/2016 (n. 571), riferite al C. 3495, relative al decreto legge 25 novembre 2015, n. 185 ed al blocco delle assunzioni nelle PP.AA.

 

Proposta emendativa 7.3.
inammissibile

Dopo il comma 4-bis aggiungere i seguenti:
4-ter. […]
4-quater. All’articolo 4 del decreto-legge 6 marzo 2014, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 maggio 2014, n. 68 sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) al comma 1, primo periodo, le parole: «corrispondente a quelle in cui si è verificato il superamento di tali vincoli.» sono sostituite dalle seguenti: «non superiore a quindici.»;
   b) al comma 3 le parole da: «non si applicano le disposizioni di cui al quinto periodo», fino a: «ai termini di adeguamento previsti dall’articolo 65 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, e successive modificazioni», sono sostituite dalle seguenti: «non si applicano le disposizioni di cui al quarto e quinto periodo del comma 3-quinquies dell’articolo 40 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 [Le pubbliche amministrazioni non possono in ogni caso sottoscrivere in sede decentrata contratti collettivi integrativi in contrasto con i vincoli e con i limiti risultanti dai contratti collettivi nazionali o che disciplinano materie non espressamente delegate a tale livello negoziale ovvero che comportano oneri non previsti negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. Nei casi di violazione dei vincoli e dei limiti di competenza imposti dalla contrattazione nazionale o dalle norme di legge, le clausole sono nulle, non possono essere applicate e sono sostituite ai sensi degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile], agli atti di costituzione e di utilizzo dei fondi, comunque costituiti, per la contrattazione decentrata adottati anteriormente al 31 dicembre 2014». Causi MarcoOrfini MatteoArgentin IleanaBonaccorsi LorenzaCoscia MariaMarroni UmbertoMeta Michele PompeoMiccoli MarcoMorassut RobertoPiazzoni Ileana CathiaMinnucci EmilianoAgostini Roberta

Proposta emendativa 7.4.
inammissibile

  Dopo il comma 4-bis aggiungere il seguente:
4-ter. Al comma 226 della legge 30 dicembre 2015, n. 208, è aggiunto infine il seguente periodo: «Ai medesimi fini, le regioni e gli enti locali possono valorizzare i risparmi di spesa o i recuperi di entrate, previsti in piani, programmi e nei documenti di programmazione economico finanziaria e gestionale dell’ente, certificati dai competenti organi di controllo, nei cinque anni precedenti la formalizzazione dei piani di recupero. Possono altresì destinare a recupero i risparmi di spesa effettivamente determinatisi derivanti dalla applicazione dell’articolo 43 della legge 27 dicembre 1997 n. 449 [Contratti di sponsorizzazione ed accordi di collaborazione, convenzioni con soggetti pubblici o privati, contributi dell’utenza per i servizi pubblici non essenziali e misure di incentivazione della produttività], per la parte non impiegata nella costituzione dei fondi. Possono infine destinare integralmente alle finalità compensative di cui al presente comma i risparmi derivanti dall’attuazione dell’articolo 16 commi 4 e 5 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, nonché dalla temporanea rinuncia, anche parziale, alle facoltà assunzionali riferite al personale a tempo indeterminato, ferma la disciplina dell’utilizzo delle capacità assunzionali residue di cui all’articolo 3, comma 5 del decreto-legge 25 giugno 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, e successive modifiche e integrazioni». Fassina StefanoMarcon GiulioAiraudo GiorgioPlacido AntonioMelilla Gianni

Fonte: http://documenti.camera.it/apps/emendamenti/getProposteEmendativeSeduta.aspx?contenitorePortante=leg.17.eme.ac.3495&tipoSeduta=1&sedeEsame=referente&urnTestoRiferimento=urn%3Aleg%3A17%3A3495%3Anull%3Anull%3Acom%3A05%3Areferente&dataSeduta=20160112&tipoListaEmendamenti=1 
 Approfondimenti
Decreto legge n. 16 del 6 marzo 2014,
Art. 4. Misure conseguenti al mancato rispetto di vincoli finanziari posti alla
contrattazione integrativa e all’utilizzo dei relativi fondi1. Le regioni e gli enti locali che non hanno rispettato i vincoli finanziari posti alla
contrattazione collettiva integrativa sono obbligati a recuperare integralmente, a
valere sulle risorse finanziarie a questa destinate, rispettivamente al personale
dirigenziale e non dirigenziale, le somme indebitamente erogate mediante il graduale
riassorbimento delle stesse, con quote annuali e per un numero massimo di annualità
corrispondente a quelle in cui si è verificato il superamento di tali vincoli. Nei predetti
casi, le regioni adottano misure di contenimento della spesa per il personale, ulteriori
rispetto a quelle già previste dalla vigente normativa, mediante l’attuazione di piani di
riorganizzazione finalizzati alla razionalizzazione e allo snellimento delle strutture
burocratico-amministrative, anche attraverso accorpamenti di uffici con la contestuale
riduzione delle dotazioni organiche del personale dirigenziale in misura non inferiore al
20 per cento e della spesa complessiva del personale non dirigenziale in misura non
inferiore al 10 per cento. Gli enti locali adottano le misure di razionalizzazione
organizzativa garantendo in ogni caso la riduzione delle dotazioni organiche entro i
parametri definiti dal decreto di cui all’articolo 263, comma 2, del decreto legislativo
18 agosto 2000, n. 267. Al fine di conseguire l’effettivo contenimento della spesa, alle
unità di personale eventualmente risultanti in soprannumero all’esito dei predetti piani
obbligatori di riorganizzazione si applicano le disposizioni previste dall’articolo 2,
commi 11 e 12, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni,
dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, nei limiti temporali della vigenza della predetta
norma. Le cessazioni dal servizio conseguenti alle misure di cui al precedente periodo
non possono essere calcolate come risparmio utile per definire l’ammontare delle
disponibilità finanziarie da destinare alle assunzioni o il numero delle unità sostituibili
in relazione alle limitazioni del turn over. Le Regioni e gli enti locali trasmettono entro
il 31 maggio di ciascun anno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento
della funzione pubblica, al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato e al Ministero dell’interno – Dipartimento per gli affari
interni e territoriali, ai fini del relativo monitoraggio, una relazione illustrativa ed una
relazione tecnico-finanziaria che, con riferimento al mancato rispetto dei vincoli
finanziari, dia conto dell’adozione dei piani obbligatori di riorganizzazione e delle
specifiche misure previste dai medesimi per il contenimento della spesa per il
personale ovvero delle misure di cui al terzo periodo.
2. […]
3. Fermo restando l’obbligo di recupero previsto dai commi 1 e 2, non si applicano le
disposizioni di cui al quinto periodo del comma 3-quinquies dell’articolo 40 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 [Nei casi di violazione dei vincoli e dei limiti di competenza imposti dalla contrattazione nazionale o dalle norme di legge, le clausole sono nulle, non possono essere applicate e sono sostituite ai sensi degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile], agli atti di costituzione e di utilizzo dei fondi, comunque costituiti, per la contrattazione decentrata adottati anteriormente ai termini di adeguamento previsti dall’articolo 65 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, e successive modificazioni, che non abbiano comportato il riconoscimento giudiziale della responsabilità erariale, adottati dalle regioni e dagli enti locali che hanno rispettato il patto di stabilità interno, la vigente disciplina in materia di spese e assunzione di personale, nonché le disposizioni di cui all’articolo 9, commi 1, 2-bis, 21 e 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni.

 

Articolo 16 commi 4 e 5 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. 
4. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 11, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono adottare entro il 31 marzo
di ogni anno piani triennali di razionalizzazione e riqualificazione della spesa, di riordino e ristrutturazione amministrativa, di semplificazione e digitalizzazione, di riduzione dei costi della politica e di funzionamento, ivi compresi gli appalti di servizio, gli affidamenti alle partecipate e il ricorso alle consulenze attraverso persone giuridiche. Detti piani indicano la spesa sostenuta a legislazione vigente per ciascuna delle voci di spesa interessate e i correlati obiettivi in termini fisici e finanziari.
5. In relazione ai processi di cui al comma 4, le eventuali economie aggiuntive effettivamente realizzate rispetto a quelle già previste dalla normativa vigente, dall’articolo 12 e dal presente articolo ai fini del miglioramento dei saldi di finanza pubblica, possono essere utilizzate annualmente, nell’importo massimo del 50
per cento, per la contrattazione integrativa, di cui il 50 per cento destinato alla erogazione dei premi previsti dall’articolo 19 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. La restante quota è versata annualmente dagli enti e dalle amministrazioni dotati di
autonomia finanziaria ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato. La disposizione di cui al precedente periodo non si applica agli enti territoriali e agli enti, di competenza regionale o delle provincie autonome di Trento e di Bolzano, del SSN. Le risorse di cui al primo periodo sono utilizzabili solo se a consuntivo è accertato, con riferimento a ciascun esercizio, dalle amministrazioni interessate, il raggiungimento degli obiettivi fissati per ciascuna delle singole voci di spesa previste nei piani di cui al comma 4 e i conseguenti risparmi. I risparmi sono certificati, ai sensi della normativa vigente, dai competenti organi di controllo. Per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e i Ministeri la verifica viene effettuata dal Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento
della Ragioneria generale dello Stato per il tramite, rispettivamente, dell’UBRRAC e degli uffici centrali di bilancio e dalla Presidenza del Consiglio – Dipartimento della funzione
pubblica.