Interrogazioni a risposta immediata in Commissione Lavoro della Camera dei Deputati depositata il 20/01/2016

Al Ministro per la semplificazione amministrativa e la pubblica amministrazione

Per sapere,

premesso che:

– il decreto legge n. 101 del 2013, convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2013, n.125, introduce una serie di disposizioni innovative in relazione all’immissione in servizio di idonei e vincitori dì concorsi, e di limitazioni a proroghe di contratti e all’uso del lavoro flessibile nel pubblico impiego;

– in particolare, l’articolo 4 della citata norma, al comma 1 dispone modifiche all’articolo 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001, restringendo ulteriormente le ipotesi per le quali è possibile fare ricorso a contratti a tempo determinato, che pertanto potranno essere stipulati solo “per rispondere ad esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale”;

– il comma 2 del medesimo articolo dispone che “per prevenire fenomeni di precariato, le amministrazioni pubbliche, nel rispetto delle disposizioni del presente articolo, sottoscrivono contratti a tempo determinato con i vincitori e gli idonei delle proprie graduatorie vigenti per concorsi pubblici a tempo indeterminato”;

– il comma 3 stabilisce che fino al 31 dicembre 2016, per le amministrazioni pubbliche che vogliano avviare procedure concorsuali per l’assunzione di personale, l’autorizzazione sia subordinata:

  1. a) alla verifica della avvenuta immissione in servizio presso l’amministrazione di tutti i vincitori di concorso collocati in graduatorie vigenti per assunzioni a tempo indeterminato per qualsiasi qualifica, salvo comprovate necessità organizzative, non temporanee ed adeguatamente motivate;
  2. b) alla assenza di idonei collocati in graduatorie vigenti dal 1° gennaio 2007, relative alle professionalità necessarie anche secondo un criterio di equivalenza;

– il comma 3 ter, prevede, altresì, l’applicazione dell’articolo 3, comma 61, terzo periodo, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria 2004) ossia la possibilità di effettuare assunzioni, anche utilizzando le graduatorie di pubblici concorsi approvate da altre amministrazioni, previo accordo tra le amministrazioni interessate, ferma restando la salvaguardia della posizione occupata nella graduatoria dai vincitori e dagli idonei per le assunzioni a tempo indeterminato;

considerato che:

– la ratio del provvedimento risponde ad esigenze sociali e di equità, ed esonera l’amministrazione dalle spese, dai costi e dai tempi di attesa connessi ad un nuovo concorso, secondo il principio costituzionale di buon andamento;

– il “recente” intervento normativo ha configurato un vero e proprio diritto all’immissione in servizio, in capo non solo ai vincitori collocati nelle graduatorie, ma anche agli idonei inseriti nelle graduatorie vigenti ed approvate a partire dal 1° gennaio 2007, e subordina espressamente l’autorizzazione all’avvio di nuove procedure concorsuali all’avvenuta immissione in servizio di tutti i vincitori collocati nelle graduatorie e degli idonei presenti nelle graduatorie vigenti al 1° gennaio 2007;

– a ciò si aggiunge che anche la giurisprudenza di merito ha assunto un orientamento analogo al Consiglio di Stato, secondo il quale, a fronte di una graduatoria valida ed efficace, la pubblica amministrazione non può non considerare la sussistenza di soggetti qualificabili come idonei, quanto meno, in assenza di valide ragioni giustificatrici; in questo senso si pongono le pronunce: TAR Sardegna 19 ottobre 1999, n. 1228; TAR Lazio 30 gennaio 2003, n. 536; TAR Lombardia 15 settembre 2008, n. 4073; TAR Lazio 15 settembre 2009, n. 8743; TAR Sardegna 20 giugno 2013, n. 00478 e n. 00481;

– il legislatore ha pertanto inteso volgere “un atto di giustizia e un segnale di rispetto per quei tanti italiani, la maggior parte dei quali giovani, che da anni attendono una collocazione nella P.A. dopo aver sostenuto e superato un regolare concorso” (così l’ex Ministro D’Alia – guida al decreto-legge 101 del 2013, in www.funzionepubblica.gov.it);

– gli esiti e i dati del monitoraggio condotto dal Dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri sulla base delle previsioni dell’articolo 4, comma 5, del decreto-legge n. 101 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125 del 2013, rappresentano una situazione allarmante circa il numero dei vincitori di concorso pubblico in attesa di assunzione sull’intero territorio nazionale tra enti locali e amministrazioni dello Stato. Nello specifico i “vincitori da assumere” alla data del 16 gennaio 2016 sono 4.140 mentre gli “idonei all’eventuale assunzione” sono 147.351;

– le linee programmatiche dichiarate in più occasioni dal Governo e dal Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione andrebbero nella direzione: 1) di promuovere un “ricambio generazionale” nell’ambito delle dotazioni organiche della pubblica amministrazione anche attraverso riformulazioni del turnover e delle sue precedenti limitazioni e 2) di prevenire fenomeni di precariato nelle pubbliche amministrazioni con il continuo ricorso a forme di lavoro flessibile, tant’è che l’articolo 3 e seguenti del decreto-legge n. 90 del 2014, recante “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari”, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 114 del 2014 nonchè l’articolo 2, comma 4, del decreto legislativo n. 81 del 2015, inserivano nella vigente normativa – l’uno -, modifiche al turnover per l’accesso alla pubblica amministrazione innalzandone l’aliquota e l’altro, il divieto anche per le pubbliche amministrazioni a partire dal 1° gennaio 2017 di stipulare contratti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro (cosiddette co.co.co.);

– sempre nell’ottica di favorire l’accelerazione del turn over e l’accesso nella pubblica amministrazione, anche la legge delega 7 agosto 2015, n. 124 in materia di riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni, all’articolo 17, comma 1, lettera c) ha previsto che «per le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e aventi graduatorie in vigore alla data di approvazione dello schema di decreto legislativo di cui al presente comma, in attuazione dell’articolo 1, commi 424 e 425, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, nel rispetto dei limiti di finanza pubblica, l’introduzione di norme transitorie finalizzate esclusivamente all’assunzione dei vincitori di concorsi pubblici, le cui graduatorie siano state approvate e pubblicate entro la data di entrata in vigore della presente legge»;

– infatti il “Rapporto 2015 sul coordinamento della finanza pubblica” della Corte dei conti (paragrafo “La faticosa e lenta elaborazione di politiche di personale post crisi”) rivela: “Esaurita la fase più severa della crisi economica – al cui superamento hanno in parte contribuito anche le misure di contenimento della spesa per il personale pubblico – occorre, ad avviso della Corte, riprendere il percorso di definizione di una ordinaria politica di personale in grado di intervenire sulla debolezze e sulle criticità di sistema, in parte acuite da un approccio fortemente condizionato dalle esigenze di rispettare i vincoli di bilancio”;

– la Corte spiega che: “Il dimensionamento del personale va affrontato, a regime, superando l’approccio in termini di tagli lineari, attraverso una attenta valutazione dell’effettivo fabbisogno di attività amministrativa al centro e soprattutto sul territorio e la conseguente necessità di disporre di professionalità specifiche anche in relazione alla auspicata ripresa di investimenti in nuove tecnologie”;

– la magistratura contabile specifica infine che: “Si tratta di considerazioni condivise dal Rapporto finale dell’allora Commissario per la revisione della spesa che, in un apposito paragrafo, sottolinea come le misure di contenimento della spesa (reso noto nel marzo 2014) di personale sinora adottate – riduzione del numero degli addetti e congelamento dei trattamenti economici – benché indubbiamente efficaci, non possono essere reiterate in condizioni normali e, conseguentemente, segnala l’urgenza di definire un strategia post crisi”;

– inoltre nel citato Rapporto 2014 sul coordinamento della finanza pubblica la Corte evidenziava, in relazione ai vincoli assunzionali ed al prolungamento dell’età lavorativa, il progressivo invecchiamento dei dipendenti pubblici, che registrano – come sottolineato dalla Ragioneria Generale dello Stato – IGOP nella nota introduttiva al Conto annuale 2013 – un’età media ormai prossima a 50 anni;

– come si apprende da notizie di stampa (Il messaggero del 16 gennaio 2016) – che riporta dati diffusi dalla Ragioneria dello Stato- non considerando il personale impiegato con contratti flessibili, rispetto al 2007 il totale degli occupati nella Pubblica amministrazione si è ridotto del 5,1 per cento;

– ciò nonostante, i più recenti provvedimenti normativi segnano una triste “inversione di direzione” e appaiono in contrasto con i precedenti interventi: da una parte, con la legge di Stabilità per il 2016 (legge n. 208 del 2015) si prevede ai commi 227 e seguenti un drastico aumento delle limitazioni al turnover (ora al 25 per cento) e dall’altra, il decreto legge n. 210 del 2015 (cosiddetto “milleproroghe”) non prevede nessuna proroga della vigenza delle graduatorie di concorso, attualmente in scadenza il 31 dicembre 2016;

– dunque, per effetto di tali provvedimenti, l’età media dei dipendenti pubblici rischia di crescere ancora a causa del predetto blocco (di fatto) del turnover ma anche per la stretta sull’accesso alla pensione: nella pubblica amministrazione italiana gli ultra sessantenni (oltre 372.000) sono molti di più di coloro che hanno meno di 35 anni (circa 260.000) e questo non può che avere ripercussioni sull’attività soprattutto in alcuni settori;

– ma non solo: sempre la legge di Stabilità 2016 – ai commi 236 e 466 – ha previsto limiti all’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche nonché uno stanziamento di appena 300 milioni annui (di cui 74 milioni per Forze armate e Polizia e 7 milioni per personale di diritto pubblico) per i rinnovi contrattuali (pari a circa 5 euro al mese) il cui blocco dal 2010 è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n. 178 del 2015 della Corte costituzionale anziché valorizzare i dipendenti dell’amministrazione appaiono improntati a logiche punitive. In tale contesto non stupisce l’annuncio dell’avvio di una class action dei lavoratori del pubblico impiego per ottenere il risarcimento per il blocco illegittimo degli stipendi e il recupero della perdita patrimoniale subita (www.perugiatoday del 6 gennaio 2016);

– ora il Governo annuncia anche un regime più rigoroso sui licenziamenti nel pubblico impiego a seguito dei recenti fatti di cronaca (Il Messaggero del 16 gennaio 2016);

– nell’amministrazione italiana quindi non solo il lavoro è sempre meno “sicuro” ma è divenuto più impegnativo dato che diminuisce il numero delle persone e dà meno soddisfazioni sotto il profilo economico con retribuzioni ferme e tornate ai livelli del 2009;

considerati altresì:

– la centralità del tema dell’accesso e del ricambio generazionale nella pubblica amministrazione con il doveroso rispetto del dettato costituzionale che all’art. 97 che prevede l’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni in maniera esclusiva attraverso procedure concorsuali;

– l’insostenibile situazione di attesa, anche di diversi anni, per decine di migliaia di vincitori di concorsi pubblici che non vedono riconosciuto un diritto soggettivo all’assunzione dopo aver espletato e vinto un concorso pubblico bandito da amministrazioni statali e/o enti locali;

– alcune specifiche e peculiari situazioni di particolare gravità ed emergenza, come quella in cui versa, a titolo di esempio, il Comune di Roma, per il quale si paventa un blocco totale del turnover per ripianare il debito dell’amministrazione capitolina, nonostante la presenza di centinaia di vincitori di concorso pubblico il cui diritto all’assunzione verrebbe irrimediabilmente frustrato;

– è necessario, ad avviso degli interroganti, che si dia luogo ad un ricambio generazionale vero all’interno delle pubbliche amministrazioni tale da “immettere” nelle amministrazioni nuovo personale professionalmente preparato, selezionato e motivato;

– l’assunzione dei «vincitori di concorso» e lo scorrimento delle graduatorie con l’assunzione degli “idonei all’assunzione” in esse presenti così come previsto dalla suddetta legge delega e dal decreto legge n. 101 del 2013 produrrebbero, in conformità del principio di economicità ed efficienza della Pubblica amministrazione, un autentico risparmio, derivante da un lato dalla possibilità di assumere immediatamente personale qualificato, preparato e già selezionato, dall’altro lato, evitando di indire nuove e onerose procedure concorsuali;

si chiede di sapere:

– quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per rafforzare e accelerare il ricambio generazionale nella pubblica amministrazione anche in attuazione del principio contenuto nella legge delega n. 124 del 2015 e delle norme contenute nel decreto legge n. 101 del 2013, convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125 finalizzati alla celere assunzione dei vincitori dei concorsi pubblici nonché degli idonei all’assunzione tramite il meccanismo dello scorrimento delle graduatorie anche prorogando l’efficacia delle graduatorie vigenti ovvero incentivando gli accordi tra le amministrazioni interessate circa la possibilità di utilizzare, prima di indire nuovi concorsi, le graduatorie relative ai concorsi approvate da altre amministrazioni, per profili analoghi o equivalenti, ai sensi dell’articolo 3, comma 61, terzo periodo, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 e dell’articolo 4, comma 3-ter, del decreto legge n. 101 del 2013.

Ciprini, Tripiedi, Lombardi, Chimienti, Cominardi, Dall’Osso

Link interrogazioni a risposta immediata in Commissione Lavoro della Camera dei Deputati depositata il 20/01/2016

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2016/01/20/leg.17.bol0576.data20160120.com11.pdf

 

 

 

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2016/01/20/leg.17.bol0576.data20160120.com11.pdf

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