Proposte emendative al al D.L. 25 novembre 2015, n. 185 a favore del blocco delle assunzioni nelle PP.AA.

Proposte emendative in V Commissione della Camera dei deputati in sede referente pubblicate nel Bollettino delle Giunte e Commissioni del 12/01/2016 (n. 571), riferite al C. 3495, relative al decreto legge 25 novembre 2015, n. 185 ed al blocco delle assunzioni nelle PP.AA.

 

Proposta emendativa 7.3.
inammissibile

Dopo il comma 4-bis aggiungere i seguenti:
4-ter. […]
4-quater. All’articolo 4 del decreto-legge 6 marzo 2014, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 maggio 2014, n. 68 sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) al comma 1, primo periodo, le parole: «corrispondente a quelle in cui si è verificato il superamento di tali vincoli.» sono sostituite dalle seguenti: «non superiore a quindici.»;
   b) al comma 3 le parole da: «non si applicano le disposizioni di cui al quinto periodo», fino a: «ai termini di adeguamento previsti dall’articolo 65 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, e successive modificazioni», sono sostituite dalle seguenti: «non si applicano le disposizioni di cui al quarto e quinto periodo del comma 3-quinquies dell’articolo 40 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 [Le pubbliche amministrazioni non possono in ogni caso sottoscrivere in sede decentrata contratti collettivi integrativi in contrasto con i vincoli e con i limiti risultanti dai contratti collettivi nazionali o che disciplinano materie non espressamente delegate a tale livello negoziale ovvero che comportano oneri non previsti negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. Nei casi di violazione dei vincoli e dei limiti di competenza imposti dalla contrattazione nazionale o dalle norme di legge, le clausole sono nulle, non possono essere applicate e sono sostituite ai sensi degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile], agli atti di costituzione e di utilizzo dei fondi, comunque costituiti, per la contrattazione decentrata adottati anteriormente al 31 dicembre 2014». Causi MarcoOrfini MatteoArgentin IleanaBonaccorsi LorenzaCoscia MariaMarroni UmbertoMeta Michele PompeoMiccoli MarcoMorassut RobertoPiazzoni Ileana CathiaMinnucci EmilianoAgostini Roberta

Proposta emendativa 7.4.
inammissibile

  Dopo il comma 4-bis aggiungere il seguente:
4-ter. Al comma 226 della legge 30 dicembre 2015, n. 208, è aggiunto infine il seguente periodo: «Ai medesimi fini, le regioni e gli enti locali possono valorizzare i risparmi di spesa o i recuperi di entrate, previsti in piani, programmi e nei documenti di programmazione economico finanziaria e gestionale dell’ente, certificati dai competenti organi di controllo, nei cinque anni precedenti la formalizzazione dei piani di recupero. Possono altresì destinare a recupero i risparmi di spesa effettivamente determinatisi derivanti dalla applicazione dell’articolo 43 della legge 27 dicembre 1997 n. 449 [Contratti di sponsorizzazione ed accordi di collaborazione, convenzioni con soggetti pubblici o privati, contributi dell’utenza per i servizi pubblici non essenziali e misure di incentivazione della produttività], per la parte non impiegata nella costituzione dei fondi. Possono infine destinare integralmente alle finalità compensative di cui al presente comma i risparmi derivanti dall’attuazione dell’articolo 16 commi 4 e 5 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, nonché dalla temporanea rinuncia, anche parziale, alle facoltà assunzionali riferite al personale a tempo indeterminato, ferma la disciplina dell’utilizzo delle capacità assunzionali residue di cui all’articolo 3, comma 5 del decreto-legge 25 giugno 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, e successive modifiche e integrazioni». Fassina StefanoMarcon GiulioAiraudo GiorgioPlacido AntonioMelilla Gianni

Fonte: http://documenti.camera.it/apps/emendamenti/getProposteEmendativeSeduta.aspx?contenitorePortante=leg.17.eme.ac.3495&tipoSeduta=1&sedeEsame=referente&urnTestoRiferimento=urn%3Aleg%3A17%3A3495%3Anull%3Anull%3Acom%3A05%3Areferente&dataSeduta=20160112&tipoListaEmendamenti=1 
 Approfondimenti
Decreto legge n. 16 del 6 marzo 2014,
Art. 4. Misure conseguenti al mancato rispetto di vincoli finanziari posti alla
contrattazione integrativa e all’utilizzo dei relativi fondi1. Le regioni e gli enti locali che non hanno rispettato i vincoli finanziari posti alla
contrattazione collettiva integrativa sono obbligati a recuperare integralmente, a
valere sulle risorse finanziarie a questa destinate, rispettivamente al personale
dirigenziale e non dirigenziale, le somme indebitamente erogate mediante il graduale
riassorbimento delle stesse, con quote annuali e per un numero massimo di annualità
corrispondente a quelle in cui si è verificato il superamento di tali vincoli. Nei predetti
casi, le regioni adottano misure di contenimento della spesa per il personale, ulteriori
rispetto a quelle già previste dalla vigente normativa, mediante l’attuazione di piani di
riorganizzazione finalizzati alla razionalizzazione e allo snellimento delle strutture
burocratico-amministrative, anche attraverso accorpamenti di uffici con la contestuale
riduzione delle dotazioni organiche del personale dirigenziale in misura non inferiore al
20 per cento e della spesa complessiva del personale non dirigenziale in misura non
inferiore al 10 per cento. Gli enti locali adottano le misure di razionalizzazione
organizzativa garantendo in ogni caso la riduzione delle dotazioni organiche entro i
parametri definiti dal decreto di cui all’articolo 263, comma 2, del decreto legislativo
18 agosto 2000, n. 267. Al fine di conseguire l’effettivo contenimento della spesa, alle
unità di personale eventualmente risultanti in soprannumero all’esito dei predetti piani
obbligatori di riorganizzazione si applicano le disposizioni previste dall’articolo 2,
commi 11 e 12, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni,
dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, nei limiti temporali della vigenza della predetta
norma. Le cessazioni dal servizio conseguenti alle misure di cui al precedente periodo
non possono essere calcolate come risparmio utile per definire l’ammontare delle
disponibilità finanziarie da destinare alle assunzioni o il numero delle unità sostituibili
in relazione alle limitazioni del turn over. Le Regioni e gli enti locali trasmettono entro
il 31 maggio di ciascun anno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento
della funzione pubblica, al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato e al Ministero dell’interno – Dipartimento per gli affari
interni e territoriali, ai fini del relativo monitoraggio, una relazione illustrativa ed una
relazione tecnico-finanziaria che, con riferimento al mancato rispetto dei vincoli
finanziari, dia conto dell’adozione dei piani obbligatori di riorganizzazione e delle
specifiche misure previste dai medesimi per il contenimento della spesa per il
personale ovvero delle misure di cui al terzo periodo.
2. […]
3. Fermo restando l’obbligo di recupero previsto dai commi 1 e 2, non si applicano le
disposizioni di cui al quinto periodo del comma 3-quinquies dell’articolo 40 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 [Nei casi di violazione dei vincoli e dei limiti di competenza imposti dalla contrattazione nazionale o dalle norme di legge, le clausole sono nulle, non possono essere applicate e sono sostituite ai sensi degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile], agli atti di costituzione e di utilizzo dei fondi, comunque costituiti, per la contrattazione decentrata adottati anteriormente ai termini di adeguamento previsti dall’articolo 65 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, e successive modificazioni, che non abbiano comportato il riconoscimento giudiziale della responsabilità erariale, adottati dalle regioni e dagli enti locali che hanno rispettato il patto di stabilità interno, la vigente disciplina in materia di spese e assunzione di personale, nonché le disposizioni di cui all’articolo 9, commi 1, 2-bis, 21 e 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni.

 

Articolo 16 commi 4 e 5 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. 
4. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 11, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono adottare entro il 31 marzo
di ogni anno piani triennali di razionalizzazione e riqualificazione della spesa, di riordino e ristrutturazione amministrativa, di semplificazione e digitalizzazione, di riduzione dei costi della politica e di funzionamento, ivi compresi gli appalti di servizio, gli affidamenti alle partecipate e il ricorso alle consulenze attraverso persone giuridiche. Detti piani indicano la spesa sostenuta a legislazione vigente per ciascuna delle voci di spesa interessate e i correlati obiettivi in termini fisici e finanziari.
5. In relazione ai processi di cui al comma 4, le eventuali economie aggiuntive effettivamente realizzate rispetto a quelle già previste dalla normativa vigente, dall’articolo 12 e dal presente articolo ai fini del miglioramento dei saldi di finanza pubblica, possono essere utilizzate annualmente, nell’importo massimo del 50
per cento, per la contrattazione integrativa, di cui il 50 per cento destinato alla erogazione dei premi previsti dall’articolo 19 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. La restante quota è versata annualmente dagli enti e dalle amministrazioni dotati di
autonomia finanziaria ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato. La disposizione di cui al precedente periodo non si applica agli enti territoriali e agli enti, di competenza regionale o delle provincie autonome di Trento e di Bolzano, del SSN. Le risorse di cui al primo periodo sono utilizzabili solo se a consuntivo è accertato, con riferimento a ciascun esercizio, dalle amministrazioni interessate, il raggiungimento degli obiettivi fissati per ciascuna delle singole voci di spesa previste nei piani di cui al comma 4 e i conseguenti risparmi. I risparmi sono certificati, ai sensi della normativa vigente, dai competenti organi di controllo. Per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e i Ministeri la verifica viene effettuata dal Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento
della Ragioneria generale dello Stato per il tramite, rispettivamente, dell’UBRRAC e degli uffici centrali di bilancio e dalla Presidenza del Consiglio – Dipartimento della funzione
pubblica.
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